24 febbraio: Ferrara ricorda l’invasione del 2022 e dà voce ai Bambini Ucraini
- Ethika News

- 23 feb
- Tempo di lettura: 4 min

Nel giorno che segna l’inizio dell’aggressione russa del 24 febbraio 2022, la città ripercorre la “Giornata dei Bambini Ucraini” vissuta sabato 21 febbraio
Oggi, 24 febbraio, data che segna l’inizio dell’invasione russa in Ucraina nel 2022, Ferrara pubblica e rinnova la memoria della “Giornata dei Bambini Ucraini”, celebrata sabato 21 febbraio.
Non una semplice commemorazione, ma un atto collettivo di coscienza civile, spirituale e umana, che ha visto la comunità ucraina del territorio e la cittadinanza ferrarese camminare insieme per dare voce ai più fragili: i bambini.
Dalla preghiera al cammino condiviso
La giornata si è aperta alle ore 14:00 con la Santa Messa presso la Chiesa di San Giovanni Battista, guidata da Don Vasyl Verbitskyy. Una celebrazione intensa, attraversata da silenzi carichi di significato e da una preghiera che univa ucraino e italiano in un’unica invocazione: pace e memoria.
Alle 15:00 è partito il corteo silenzioso verso Piazza Trento Trieste. In testa, i bambini: con una mano reggevano una lunga bandiera ucraina, con l’altra un giocattolo. L’immagine era potente nella sua semplicità: l’infanzia che chiede di non essere spezzata.
Il passaggio del corteo tra le vie del centro storico ha generato rispetto, attenzione, partecipazione spontanea. Ferrara ha ascoltato.

Le parole che hanno attraversato la piazza
In piazza, le lettrici Yana O. e Angelika P. hanno alternato italiano e ucraino in una lettura intensa e profonda. I testi, curati da Ganna Mykhnyuk, presidente di ETHIKA ets, hanno guidato i presenti in un percorso di riflessione lucido e necessario: il diritto dei bambini alla vita, alla famiglia, alla lingua, alla cultura, alla possibilità di scegliere il proprio futuro.
Non parole contro qualcuno.Parole per qualcuno.

Il momento di Don Vasyl: “Oggi dobbiamo non dimenticare”
Tra i momenti più forti e umanamente veri, l’intervento di Don Vasyl Verbitskyy.
Le sue parole, pronunciate con voce rotta dall’emozione e interrotte da un momento di pianto nel silenzio assoluto della piazza, hanno toccato il cuore di tutti:
“Io non so come rispondere alle domande della gente che mi chiede cosa penso di ciò che succede in Ucraina… la mia patria… la nostra terra… la terra dei nostri figli…Non so come rispondere…So e vedo quello che succede ogni giorno…Cerchiamo tutti di essere forti, di aiutare come possiamo…Oggi dobbiamo NON DIMENTICARE…Rendiamo vivi i nostri bambini, i Bambini Ucraini che hanno perso la vita, quelli orfani, quelli deportati… quelli scomparsi…Oggi dobbiamo essere noi la loro voce…Io non so come rispondere alla gente… ma dico a Voi, a tutti Voi, grazie per non dimenticare…Spero che fra un anno da oggi possiamo trovarci tutti qui per una nuova Pace per la nostra terra… per la nostra gente… per i nostri Bambini…”

In quel momento, la piazza non era più solo uno spazio urbano: era una comunità raccolta attorno a un dolore condiviso.
La sirena, il silenzio, la musica
Dopo l’Inno dell’Ucraina e il Padre Nostro in lingua italiana, è risuonato il suono della sirena. Un suono tagliente, improvviso, che per milioni di bambini in Ucraina è realtà quotidiana.
Un minuto di silenzio ha avvolto Piazza Trento Trieste. Un silenzio totale, quasi irreale.
Le canzoni “Le scarpe restano” e “Resti nel Vento”, testi e musiche di Ganna Mykhnyuk, hanno poi fermato il tempo.
“Le scarpe restano” ha evocato con forza l’assenza che rimane quando una vita viene spezzata.“Resti nel Vento” ha trasformato il dolore in memoria viva.
Le emozioni sono state inevitabili. Le lacrime non trattenute, gli sguardi abbassati, gli abbracci silenziosi hanno testimoniato quanto la musica possa diventare coscienza collettiva.

Il quadro che si spezza: la frattura resa visibile
Durante la performance artistica ideata e realizzata da Liudmyla Horbachyk, i bambini hanno lasciato le loro impronte blu e gialle su una grande tela. L’immagine rappresentava una madre e il suo bambino uniti, costruiti dalle mani dei piccoli presenti.
Poi, la tela si è spezzata in due parti.
La madre da un lato. Il bambino dall’altro.
Nel momento della frattura, la mano rossa impressa sulla tela è caduta verso il basso.
Un simbolo potente: la separazione forzata, la deportazione, la perdita, il sangue innocente, la rottura dell’unità familiare.
L’arte ha reso visibile la ferita.



Una comunità che non dimentica
Fondamentale il contributo dei ragazzi e delle famiglie ucraine del Centro Creativo “Luce da Luce” di Ferrara-Barco, che hanno partecipato con impegno e sensibilità, offrendo un segno concreto di identità e responsabilità.
La giornata del 21 febbraio è stata resa possibile grazie all’impegno di:
Don Vasyl Verbitskyy, Ganna Mykhnyuk, Liudmyla Horbachyk, Lilia BohushYuriy Rohulko, Vitaly Repeta, Natalia Repeta.
Le lettrici Yana O. e Angelika P. Il coro ecclesiastico ORANTA.
Testi e musiche: Ganna Mykhnyuk. Dipinti e grafiche: Liudmyla Horbachyk
Un ringraziamento speciale ai ragazzi del Centro Creativo “Luce da Luce” – Ferrara-Barco e ai genitori per il supporto.
Foto: Ganna Mykhnyuk. Riprese ed editing: ETHIKA ets
Oggi, 24 febbraio 2026, nel quarto anniversario dell’invasione del 2022, Ferrara non dimentica.
Le impronte restano. La memoria resta. La voce dei bambini deve restare viva.
E come ha detto Don Vasyl, la speranza è che tra un anno ci si possa ritrovare nella stessa piazza, non per ricordare la guerra, ma per celebrare la pace.






